I Battle Royale sono una categoria fortemente dibattuta che si rivolge ad una vastissima audience di giocatori, c’è chi li ama e chi li odia. Il genere videoludico nasce nel 2000 grazie al gioco “Battle Royale”. In questo gioco, ispirato al romanzo omonimo di Koushun Takami, il governo di una nazione costringe un gruppo di studenti a partecipare all’annuale Battle Royale su un’isola. Questo gioco, nonostante abbia riscattato un discreto successo, non è mai spopolato ed il genere resterà di nicchia per tutto il successivo decennio, fino al 2012 quando per la prima volta compaiono su Minecraft gli Hunger Games che diventano immediatamente uno dei minigiochi più famosi e giocati dei server. Questa modalità, a sua volta ispirata ad un romanzo, permetterà al genere di fare un primo salto di qualità, infatti da allora sono numerosi i Battle Royale che verranno pubblicati.
Nel 2016 tuttavia il genere compie un altro salto di qualità con la pubblicazione di PUBG (PlayerUnknown’s Battelgrouds) che per primo ha riscosso un vero e proprio successo planetario: il gioco arriva a vendere 50 milioni di copie e raggiunge i 400 milioni di giocatori. Ancora oggi infatti è possibile seguire gli eSports di PUBG. PlayerUnknown’s Battleground spianerà la strada a quello che sarà senza alcun dubbio il più famoso dei Battle Royale.
Un anno dopo la pubblicazione di PUBG infatti verrà pubblicato Fortnite, prima solo nella sua modalità giocatore singolo, poi anche nella modalità Battle Royale, diventando velocemente il gioco del momento. Nonostante le aspre critiche che questo gioco ha subito durante la sua strada verso il successo, non si può negare che in fondo in fondo ci fosse qualcosa in quel gioco che attraeva come una calamita i giocatori. Io personalmente non amo Fortnite, anzi, non mi è mai piaciuto particolarmente anche se per un breve periodo ci ho giocato; il motivo principale per cui non mi piace giocare a questo gioco è che semplicemente non mi piacciono i giochi in cui si spara, non mi piace dovermi contrare, star attento a seguire i movimenti, avere la mano ferma, ma preferisco giocare a qualche titolo che mi permette anche di rilassarmi mentre gioco oltre che di divertirmi. Ciononostante ho giocato anche io a questo gioco, soprattutto in parco giochi e poi in creativa. Alla base di Fortnite io vedo due elementi fondamentali: la possibilità di giocarci con gli amici ed il fatto che il gioco sia costantemente aggiornato e migliorato.
Iniziamo col dire che personalmente ho giocato a Fortnite quasi esclusivamente con i miei amici e quasi mai mi sono imbarcato da solo sul pullman blu, ho sempre comunque trovato divertente anche fare una partita in squadra con degli amici anche se quasi sempre perdevamo, Fortnite infatti permette di divertirsi anche senza giocare seriamente, permette di passare tempo insieme seminando il caos nella mappa di gioco senza paura di poter perdere punti in una classifica, diversamente da altri titoli che sono diventati fin troppo competitivi come League of Legends.
A questo motivo che personalmente era il motivo principale per cui ho giocato a Fortnite si aggiunge un’incredibile abilità degli sviluppatori che sono stati e sono ancora in grado di continuare ad aggiungere e modificare i contenuti del gioco offrendo sempre nuove esperienze. Questo ha permesso ai giocatori di non annoiarsi, infatti giocare centinaia di partite nella stessa mappa con le stesse armi prima o poi avrebbe certamente stancato ma Fortnite con la sua capacità di trasformarsi ha permesso fin da subito di non stancarsi.

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Cavalcando il carro del vincitore moltissimi nuovi Battle Royale sono usciti per accaparrarsi parte del successo che il genere stava avendo, come per esempio Warzone, molto più “realistico” e “convenzionale” di Fortnite in cui è possibile costruire in un attimo scale e muri ed utilizzare armi o altri oggetti abbastanza insolita (come le granate a impulso o la bomba ballerina o qualsiasi altra divertente diavoleria che i creatori hanno creato), oppure ancora Apex Legends, oppure Spellbreak, un Battle Royale con gli incantesimi, oppure, per qualcosa di completamente fuori dalle precedenti convenzioni, Fall Guys.

Dopo Fortnite infatti sono stati rilasciati circa cinquanta nuovi Battle Royale non indie, e di questi solo 5 continuano ad essere giocati, e neanche molto assiduamente, infatti anche lo stato di salute di Fortnite non è dei migliori: è quasi impossibile ormai trovare partite senza bot che semplicemente se ne stanno fermi ad aspettare di essere uccisi.

A questo punto la domanda è: i Battle Royale stanno morendo? Si e no. Si potrebbe infatti dire che i Battle Royale stanno effettivamente sparendo pian piano dai riflettori, non potrebbe essere altrimenti, i Battle Royale sono una categoria videoludica che ha dominato senza rivali questi ultimi anni, totalizzando il pubblico, ma non è la prima volta ceh una cosa del genere succede nel mondo dei videogiochi, era infatti successo con i GDR, con i giochi di corsa, con gli FPS, ed oggi era il turno dei Battle Royale. Questo tuttavia non significa che il genere morirà, sicuramente non avrà più per un pezzo la platea degli ultimi anni ma, nonostante le difficoltà insite al genere che richiede che ogni partita abbia 100 giocatori, è possibile che alcuni di questi giochi, i più importanti, continueranno ad esistere e ad essere aggiornati e giocati, anche se non con la stessa frequenza, come giochi per gli appassionati del genere come era già successo con tutte le altre categorie che avevano dominato in passato il panorama videoludico. Non ci resta quindi che domandarci cosa ci attende il futuro, quale sarà secondo voi il prossimo genere che si imporrà nel mondo dei videogiochi?

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