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Nella storia del cinema italiano, uno dei nomi più importanti è senza dubbio Elio Petri, regista attivo dall’ inizio degli anni ’60 fino alla fine degli anni ’70. 

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Attento osservatore della realtà del suo tempo, Petri ha sempre realizzato opere in cui analizzava con occhio critico la società italiana.

Nel 1963, come suo terzo film, realizzò il bellissimo “Il maestro di Vigevano.

Di questo regista si ricordano film ben più noti come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ” o “la classe operaia va in paradiso”, ma oggi vogliamo consigliarvi questa sua piccola perla.

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La trama.

Il maestro Antonio Mombelli insegna in una scuola elementare di Vigevano.                                        La sua vita si trascina tra le miserie quotidiane, le angherie del direttore della scuola e le pretese della moglie Ada.

Lei è una donna frustrata e insoddisfatta del modesto stile di vita che può concederle il marito.     Il suo stile di vita umile gli andrebbe benissimo, se non fosse per la moglie,  che a più riprese gli rinfaccia il successo e la ricchezza di altri concittadini.                         Deciso finalmente a fuggire dalle umiliazioni che vive nell’ambiente scolastico e a seguire le ambizioni di Ada, Antonio lascia il suo lavoro.

Con la liquidazione, apre una piccola fabbrica di scarpe (di contrabbando) gestita dalla moglie e dal cognato Carlo. 

Ma la situazione però è precipitera’ prima del previsto.

La crudezza di Petri.

Nonostante negli anni 60 in Italia ci fu il boom economico, il film ci mostra come molti dei cittadini medi fossero insoddisfatti della loro umile vita.

Questa crescita economica infatti introdusse anche la società dei consumi, quindi alcune persone se non potevano permettersi il meglio si sentivano a disagio.

Questo è quello che prova Ada, la moglie del nostro protagonista. 

Antonio in realtà è orgoglioso di appartenere al ceto intellettuale ed è profondamente disgustato dalla cinica immoralità di quelli che Ada considera arrivati.

In più onsidera un’onta per sé e per la propria famiglia il fatto che la moglie voglia lavorare in fabbrica per arrotondare le entrate e che il figlio si impieghi saltuariamente come garzone.

Nonostante ciò, è inevitabile il fatto che la sua condizione lo rende un uomo ridicolo, specialmente quando viene trattato non troppo bene dal suo direttore.

Una forma ben curata.

Nei suoi film, Petri ha sempre messo in gioco una regia particolarmente bella, piena di guizzi estetici.

Seppure in questo film sia una regia leggermente più semplice, essa rimane comunque stupenda.

Girata in bianco e nero, la pellicola ha anche un ottimo montaggio.

Le musiche di Nino Rota sono molto suggestive e il cast è semplicemente perfetto.

Claire Bloom interpreta benissimo l’ insoddisfatta moglie di Alberto, impersonato da uno straordinario Alberto Sordi.

Quest’ ultimo è ricordato come uno dei principali attori della commedia all’ italiana, ma questo film ci fa rendere conto del grande istrionismo di questo straordinario attore.

Tra i ruoli drammatici di Alberto Sordi, questo è senza dubbio uno dei suoi più riusciti e memorabil.

In conclusione.

Sembrerà un film vecchio, che racconta un Italia che non c’è più, ma “il maestro di Vigevano” non ha per niente perso la sua bellezza.

Vi consigliamo di recuperarlo assieme all’ intera filmografia di Elio Petri,  che è veramente interessante!

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