Gentili lettori di Games Galaxy, oggi desidero analizzare insieme alcuni aspetti della filosofia del mondo Pokémon; serie nata nel 1996, una delle più popolari e longeve nella storia dei videogiochi, che negli anni ha conquistato un pubblico di tutte le età. In questo articolo andremo ad approfondire alcuni dei messaggi sociologici, ambientalisti e teologici presenti all’interno dell’opera videoludica. Let’s go!

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Primo punto, andiamo a vedere il messaggio sociale:


Iniziamo facendo notare che la narrativa di Pokémon ruota sempre intorno a dei ragazzi che decidono di diventare allenatori/allenatrici. Questa “professione” comporta l’allontanarsi da casa, diventare indipendenti e capaci di badare a se stessi. Un viaggio avventuroso, ricco di sfide e pericoli, volto alla cattura e all’allenamento di straordinarie creature. Dunque, un percorso di maturazione e consapevolezza dell’individuo nei confronti di sé e del mondo esterno.

Tale filosofia la possiamo vedere come un archetipo educativo nei confronti di alcune dinamiche sociali giapponesi; per esempio, vediamo un parallelismo con gli hikikomori, soggetti che si isolano in casa perché il mondo esterno, il socializzare, crea loro un forte disagio, soprattutto in una società perfezionista come quella giapponese. Questa dinamica ha come conseguenza problemi per l’individuo quali depressione, disturbi ossessivo-compulsivi e perdita delle competenze di socializzazione. A sua volta genera problemi sociali perché rende difficile, se non impossibile, per il soggetto raggiungere un’indipendenza, creare dei legami affettivi e immettersi nella società come cittadino.

Pokémon diventa così un invito a uscire dalla propria comfort zone, a esplorare il mondo esterno e a scoprirne la bellezza. Un esempio tangibile di questo invito è, innanzitutto, il fatto che il titolo è uscito inizialmente per un dispositivo portatile, il Game Boy. Inoltre, nel 2016 è nato Pokémon Go, gioco che ha spinto milioni di giocatori a uscire dalle proprie abitazioni per cercare i pokémon nelle strade e nei parchi; filosofia di marketing che ha contribuito a far riscoprire la bellezza dei quartieri e delle città, unendo la comunità dei giocatori in un’avventura collettiva di esplorazione urbana.

Da aggiungere e non sottovalutare che il gioco di Pokémon non si basa solo sulla competizione, ma trova il suo fulcro nella collaborazione, poiché l’obiettivo principale del gioco non è vincere le battaglie, ma collezionare tutte le creature. Questa raccolta, per una scelta di marketing di Shigeru Miyamoto, non può avvenire individualmente, ma è necessario collaborare con altri giocatori per scambiarsi i pokémon e aiutarsi a vicenda.

Una significativa scelta di gameplay che riflette l’importanza della collaborazione. Un suggerimento ad affrontare le sfide lavorando insieme agli altri; infatti, in quasi tutti i titoli, abbiamo di fronte a noi un archetipo negativo, la controparte rivale, il quale è un individualista il cui unico pensiero non è la collaborazione, ma l’egoistico allenamento focalizzato al raggiungimento dell’obiettivo personale.

Pokémon e filosofia, la seconda tematica che andiamo a trattare è quella ambientalista:


Il mondo di Pokémon è fantastico, in esso gli esseri viventi vivono in armonia con la natura. Questo contesto è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, dalle foreste pluviali ai deserti, dalle montagne ai mari, in cui dovrebbe esistere una coesistenza pacifica tra Pokémon e umani. L’esperienza videoludica cerca di trasmettere ai giocatori il rispetto della natura e la conservazione dell’ambiente. Infatti, uno dei temi centrali della serie è la biodiversità, poiché il mondo di Pokémon è abitato da una grande varietà di creature, ognuna con le sue caratteristiche specifiche e uniche, in cui ogni singolo pokémon ha un proprio carattere e una sua personalità.

Un cosmo caratterizzato da un equilibrio naturale, dove gli umani sono incoraggiati a prendersene cura. La serie affronta la tematica dell’inquinamento e dello sfruttamento delle risorse naturali attraverso l’esempio negativo delle diverse organizzazioni criminali che rappresentano questi pericoli. Ad esempio, il Team Rocket è un’organizzazione di “bracconieri”, i quali rubano i Pokémon per scopi malavitosi. Oppure il Team Magma e il Team Idro, che cercano di controllare le risorse naturali, mettendo a rischio l’equilibrio ecologico.

Ultimo punto, trattiamo la sfaccettatura teologica/filosofica dell’ontologia di Pokémon:


All’interno del gioco è molto evidente la dimensione shintoista, religione politeista giapponese che incorpora un profondo animismo, in cui ogni entità è abitata da kami; un ilozoismo, che sottolinea l’interconnessione e l’interdipendenza fra tutte le forme di vita. Questa prospettiva si riflette nella filosofia di Pokémon. Infatti, nei luoghi sacri le creature sono oggetto di venerazione, la natura e la sua armonia sono date dall’interazione di tutti gli esseri viventi con una connessione e rispetto speciale tra umani e Pokémon. Inoltre, nella paesaggistica troviamo diversi luoghi sacri, simili ai santuari shintoisti, associati a Pokémon leggendari o mitici detentori di equilibri naturali.

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Ma, nonostante l’apparente politeismo della serie Pokémon, in realtà sottende un monoteismo gerarchico al cui apice c’è il creatore del mondo, Arceus. Egli è nato da un uovo deposto nel nulla dal Caos, similitudine che ritroviamo nella Teogonia di Esiodo con la nascita di Eros. Arceus è il creatore di tutti i pokémon, il responsabile dei loro poteri e di conseguenza garante dell’ordine naturale.

Dunque, abbiamo un solo Dio creatore che, in contrapposizione al Caos, instaura un ordine primigenio. Tale ordine è il logos, una sinfonia in cui gli elementi non sono casuali, ma hanno una logica razionale rappresentata dagli unown. Visione che può riflettere la concezione mistica ebraica e cristiana di un Dio che crea l’Universo attraverso il logos, la parola divina: nella Genesi Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu” o ancora nel Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo (logos), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste“.

Gli unown, in questo senso, sono la manifestazione del logos nel mondo naturale, la dimensione logico-razionale che si contrappone al Caos. Essi sono le lettere che compongono il discorso creativo di Arceus. La storia lascia intendere che gli unown non sono entità individuali, ma una collettività unica che danza e si sincronizza per aumentare il suo potere. Riprendendo Wittgenstein, essi sono la mediazione della rappresentazione fattuale del pensiero, che, in questo caso, è il pensiero assoluto di Dio.

In conclusione, Pokémon si rivela molto più di un semplice videogioco; è un invito alla collaborazione, un inno alla natura, e anche un viaggio mistico. Ogni allenatore e allenatrice, di fronte a una nuova avventura, non solo cattura e alleva i pokémon, ma si immerge in un mondo ricco di significato.

P.S. In questo articolo sono stato molto breve, conciso e riassuntivo; inoltre, ci sarebbero molte altre tematiche del mondo Pokémon da trattare come, per esempio, la questione etica dei diritti dei pokémon o la particolare figura di Mewtwo come pokémon “artificiale”. Temevo di rendere la lettura troppo lunga e prolissa, ma non temete, se l’articolo vi è piaciuto e siete interessati ad approfondire alcuni punti nello specifico o trattare particolari tematiche, fatemelo sapere nei commenti e sarò lieto di accontentarvi.

Vi ringrazio per l’attenzione, alla prossima!

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ErCapoAlex
ErCapoAlex
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4 mesi fa

Articolo ineccepibilmente impeccabile. Una riflessione sul mondo dei mostriciattoli tascabili che sa trovare risposte ad alcune domande che magari mi pongo in-game, oppure correlazioni con la realtà concrete e degne di nota. Da Ermetriel a ErQualità è un attimo.