Gentili lettori di Games Galaxy,

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Dopo essermi immerso nel meraviglioso viaggio di Journey, una cara amica mi ha consigliato di approfondire le tematiche filosofiche legate all’esperienza videoludica di Gris, titolo spagnolo che significa “grigio”. Quest’indie del 2018, prodotto da Nomada Studio, è qualcosa di più complesso e profondo di un semplice videogioco.

Che cos’è Gris?

Gris è un’opera tanto bella quanto delicata, che trascende la classica esperienza videoludica ed è in grado di accompagnare il giocatore nella sua profonda interiorità. La comprensione non risulta subito immediata e richiede una certa sensibilità per essere apprezzata appieno. Dunque, ho ritenuto opportuno proporre un’analisi su tre livelli interpretativi che, per la peculiare bellezza dell’opera, rimangono aperti e non univoci.

Livello 1: Gris come Puzzle-Platform

gris platform

Da un punto di vista più superficiale, si possono analizzare le caratteristiche tecniche del gioco. Parliamo di un platform dal gameplay estremamente semplice e lineare: il giocatore guida la protagonista, Gris, in un mondo bidimensionale, saltando ostacoli e risolvendo puzzle con abilità ottenute gradualmente durante l’avventura. La chiave per ottenere nuove capacità e proseguire nel viaggio è l’acquisizione di stelle da inserire in appositi spazi o per creare costellazioni luminose che fungono da ponte verso aree prima inaccessibili.

L’inizio può risultare criptico perché per tutto il gioco non ci sono parole che spiegano cosa sta succedendo, ma ci si ritrova in un mondo acquerellato, che narra senza voce un viaggio onirico in compagnia della suggestiva colonna sonora del gruppo musicale Berlinist.

Livello 2: Gris come Platform Emozionale

Grisgame

L’esperienza estetica del gioco, data dalla musica e dallo sfondo, stimola la nostra intelligenza emotiva a intuire che c’è qualcosa di più del mero gameplay. Dietro ai colori e al silenzio si cela un racconto, il racconto del trauma. Ed è qui che il gioco diventa davvero interessante.

La prima scena vede la protagonista destarsi dal riposo nel palmo di una colossale statua dalle fattezze femminili, un luogo che rappresenta sicurezza e serenità. Da lì inizia a cantare una melodia eterea, che permea l’esperienza di poesia, calma e tranquillità. Ma questa armonia, senza preavviso o ragione, viene spezzata: la statua inizia a incrinarsi, il canto le muore in gola e la protagonista comprende che l’inevitabile sta per sopraggiungere. In un ultimo atto di speranza abbraccia la statua, ma essa si frantuma, lasciandola precipitare a terra in un lungo volo dal cielo.

I vivaci colori della scena iniziale si spengono, il mondo si affievolisce e cadiamo nel baratro della disperazione e della tristezza rappresentato dall’unico colore rimasto: il grigio. Attorno a noi c’è il deserto e qua e là sono dispersi i cocci di quella che era la nostra identità. Se proviamo a cantare, non riusciamo che a emettere un flebile gemito, un’afasia causata dal trauma appena subito.

Seguendo la linearità del gioco e ottenendo nuove abilità complementari all’ambiente, attraverseremo le varie aree che, una volta superate, ci offriranno un nuovo colore al mondo. Questi colori rappresentano le cinque fasi dell’elaborazione del lutto teorizzate dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross: negazione, rabbia, speranza, depressione e accettazione. Cromatismi che si sovrappongono e vanno a ridefinire il nostro mondo interiore. Il desiderio della protagonista è quello di ritornare alla serenità iniziale, che troverà solo nel momento in cui accoglierà le ombre nere che la inseguono per tutto il gioco. Solo quando accetterà il lutto, potrà rialzarsi e tornare a cantare.

Ci si potrebbe fermare a questa lettura più profonda per comprendere la bellezza di questa esperienza emozionale, ma ritengo che ci sia un livello di interpretazione ancora più profondo.

Livello 3: Gris come Opera d’Arte

Gris start

Attraverso un approccio ermeneutico possiamo ottenere una lettura ancora più intima di Gris, elevandolo ad arte viva.

Centralità del desiderio:

Nella silenziosa narrazione estetica, la raccolta di stelle assume un ruolo chiave nel viaggio della protagonista. A questa centralità si può accostare la parola “desiderio“, che deriva dal latino “desiderium”, composto da “de” (privazione) e “sidus” (stella).

In origine il desiderio era inteso come la “mancanza delle stelle“, un’oscurità dovuta alla loro assenza e all’impossibilità di contemplare il volere divino e il futuro. Quindi, Il desiderio si manifesta come una tensione verso qualcosa di mancante. L’assenza delle stelle rappresenta l’assenza di ciò che desideriamo, una carenza che ci spinge a cercare l’oggetto che ci completa. Allo stesso tempo, Il desiderio è un’aspirazione verso l’alto, una forza che ci spinge a superare i nostri limiti per raggiungere un livello superiore e più completo di esistenza.

Trauma e perdita:

La ricerca di completezza scaturisce da una mancanza che si manifesta all’inizio del gioco con il frantumarsi della statua, simbolo del trauma irragionevole. Infatti, la parola “trauma” deriva dal greco antico “τραῦμα” e significa “ferita” o “lesione”, ovvero una perdita dell’integrità originaria che darà il via all’esperienza dell’opera.

Gris come metafora della fragilità umana:

Mettendo insieme questi punti, Gris si configura come una potente metafora della nostra fragilità. Il gioco ci rende consapevoli di quanto siamo piccoli e vulnerabili di fronte a eventi inaspettati che possono sconvolgere le nostre vite. La perdita diventa perdita di sé, un terremoto esistenziale che frantuma il nostro io.

Al trauma segue la ricerca desiderante di un ritorno al paradiso perduto, una ricerca di completezza impossibile da realizzare se non attraverso l’accettazione del lutto, della nostra caducità e del nostro essere autenticamente umani. Una catarsi che ci insegna ad amare la vita attraverso l’amore per noi stessi, un’accettazione incondizionata di tutte le nostre cicatrici e stratificazioni dolorose che ci rendono ciò che siamo e chi siamo, con tutti i nostri pregi e difetti.

Alla fine del viaggio, la protagonista abbraccia la statua ricomposta, simulacro di se stessa che ha accolto su di sé il dolore del lutto. Da questo gesto d’affetto scaturisce una lacrima liberatoria, simbolo di una rinascita interiore.

Conclusione:
Gris vide ogames

Gris si configura come un’opera d’arte a tutti gli effetti, in quanto capace di tradurre una dimensione profondamente emotiva della psiche, come quella della depressione, in un’esperienza estetica e riflessiva. Una consapevolezza che si ripercuote sul giocatore, assumendo un peso e un significato differenti in base al suo vissuto personale. Per alcuni potrebbe rappresentare una grave malattia, per altri la perdita di una persona amata, per altri ancora la consapevolezza della vecchiaia.

La peculiarità di quest’opera risiede nella sua capacità di rinnovarsi a ogni fruizione. Rigiocare Gris in una fase più matura della nostra vita significa rivivere l’esperienza con una nuova consapevolezza, scoprendo così nuovi significati e risonanze emotive. Il continuo conflitto esistenziale, fatto di “morti” e “rinascite”, trova in Gris una rappresentazione universale e allo stesso tempo intima, capace di risuonare in ognuno di noi.

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